Home Sport L’analisi di Hiljemark: “La negatività ci condiziona, manca lucidità nei momenti chiave”

L’analisi di Hiljemark: “La negatività ci condiziona, manca lucidità nei momenti chiave”

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L’analisi di Hiljemark: “La negatività ci condiziona, manca lucidità nei momenti chiave”
Foto di: ufficio stampa / Pisa SC

PARMA – Il Pisa esce sconfitto di misura dallo Stadio Tardini, piegato per 0-1 dal Parma in un finale che sa di beffa e che lascia i nerazzurri a un passo dal baratro della retrocessione. Nonostante una prestazione coraggiosa, segnata da due legni colpiti e da diverse occasioni non concretizzate, la formazione toscana è stata punita dalla zampata di Elphege a pochi minuti dal termine, pagando caramente l’imprecisione sotto porta e la sfortuna in una gara che avrebbe meritato un esito diverso. Al termine della gara sono intervenuti: Oscar Hiljemark, Carlos Cuesta, Enrico Del Prato e Gabriele Piccinini.

Le dichiarazioni di Oscar Hiljemark

“C’è grandissima amarezza: ci abbiamo provato fino alla fine, ma oggi la partita ha avuto uno spartito diverso dal solito. Non ho ancora rivisto bene l’azione in video, ma un gol del genere non si può assolutamente prendere. In questo momento complesso ci stiamo affidando ai giocatori più esperti. Il calcio vive di episodi: quando sei in un momento negativo subentra una pesantezza mentale che condiziona pesantemente le prestazioni e la lucidità in campo e fa pesare di più gli errori, al contrario di quando sei in un ‘flow’ positivo dove tutto ti riesce. Appena arrivato, Gabbanini ha scelto di confrontarsi subito con me come prima persona. Tuttavia, non abbiamo ancora parlato di futuro: ora la concentrazione deve restare sul presente e sul campionato in corso. Dalla prossima settimana, in base anche ai discorsi con la dirigenza, avremo il quadro definitivo per pianificare il finale di stagione e, una volta conclusa, ci sarà tempo per approfondire il resto”.

Le dichiarazioni di Carlos Cuesta

“Sono davvero contento di questo traguardo, raggiunto restando uniti anche durante le critiche. Il merito è di tutti, dallo staff fino ai magazzinieri e ai giardinieri. Il primo obiettivo è centrato, ma ci restano quattro partite per continuare a crescere. Proprio per ringraziare la piazza, venerdì faremo un allenamento a porte aperte: vogliamo sentire da vicino tutto il calore dei tifosi. Ho approcciato questa sfida con umiltà. Era tutto nuovo per me: prima volta da capo allenatore, prima volta in Serie A. Sapevo di dovermi guadagnare la credibilità da zero, magari superando il pregiudizio del ‘filosofo di 29 anni’. Ho commesso mille errori e ne farò altri, ma per me la prima regola è l’autocritica. È l’unico modo per analizzare i propri sbagli, migliorare costantemente e prendere le decisioni migliori per il Parma. La vera differenza quest’anno l’ha fatta il gruppo: abbiamo messo sempre il ‘noi’ davanti all’io, creando un’energia bellissima nello spogliatoio. Lavoriamo per alzare il nostro standard ogni giorno, trovando l’equilibrio per evolverci senza perdere le nostre certezze. L’impatto con la Serie A è durissimo, il livello di competitività è altissimo, ma è uno stimolo continuo. Contro il Verona abbiamo letto il momento: Strefezza e Bernabé erano esausti, così abbiamo inserito forze fresche come Almqvist e siamo passati alle due punte per sviluppare la manovra sugli esterni. Dal cross è nato il gol vittoria. Ora ci aspetta l’Inter a San Siro: una sfida difficilissima, ma noi andremo lì con la nostra mentalità di sempre. Vogliamo fare punti e sfoderare una grandissima prestazione”.

Le dichiarazioni di Enrico Del Prato

“Cerco sempre di dare il massimo; aiutandoci a vicenda in campo, anche gli errori dei singoli si notano meno. Per quanto riguarda il contratto, sono il capitano e qui mi trovo benissimo: ne parleremo con la società e vedremo cosa succederà più avanti. Rispetto all’anno scorso abbiamo perso giocatori di grande qualità passati a top club, ma la nostra forza quest’anno è stata la capacità di adattamento. All’inizio eravamo meno spettacolari ma molto pratici, concentrati sul portare a casa i punti puntando su giocatori di rottura. Poi, tra gennaio e febbraio, inserendo elementi più tecnici, siamo migliorati nettamente anche nella qualità del gioco e nel palleggio. Ci siamo isolati dalle voci esterne cercando la giusta alchimia. La chiave di questa salvezza è stato il nostro gruppo storico: avere uno zoccolo duro di sette o otto giocatori esperti è essenziale per far inserire e rendere al meglio i più giovani. Hanno dato l’anima e fatto da guida: riuscire a essere così uniti ha fatto tutta la differenza del mondo”.

Le dichiarazioni di Gabriele Piccinini

“Abbiamo creato tanto concedendo poco, ma nel calcio conta il cinismo: loro hanno sfruttato le occasioni, noi no. Fa male vedere quanto costruito con fatica andare in fumo, specie pensando che un anno fa sognavamo la promozione, ma ora dobbiamo solo rimboccarci le maniche e onorare la maglia per i nostri tifosi, che meritano una statua per il sostegno che ci danno. Sulle questioni societarie siamo estranei, il nostro dovere è dare il massimo in campo fino alla fine. Per me, arrivato dalla Serie D alla Serie A in pochi anni, è un’emozione incredibile: spero di essere un esempio per i giovani. Ho preso tante “botte in faccia”, ma ho sempre creduto in me stesso; a questi livelli, oltre al talento, è lo spessore umano che ti permette di competere con i più forti”.